Andrea Biondi
MILANO
pPer Wind e 3 Italia nuova
importante tappa per la conclusione
dell’aggregazione.
Maximo Ibarra, numero uno
di Wind e top manager designato
a guidare il nuovo gruppo
che nascerà dalla fusione,
ha incontrato, secondo quanto
risulta al Sole 24ore, a Bruxelles
i responsabili dell’Autorità
di Mercato Ue per illustrare
l'operazione di merger
da anni attesa per la razionalizzazione
del mercato nazionale
delle tlc.
L’incontro avviene a una
settimana dall’ok del Governo
italiano alla fusione. Il Consiglio
dei Ministri ha, infatti, accolto
la proposta del Ministero
dello Sviluppo economico
di non esercitare i poteri speciali,
il cosiddetto “Golden
Power” e di consentire, invece,
il «decorso dei termini
temporali previsti».
Ora si attende dall'Antitrust
il nulla osta definitivo a un'aggregazione,
fra il terzo e il
quarto operatore italiano di
telefonia mobile, in grado di
avviare il processo di riassetto
di un mercato che, mai come
ora, ha tanto bisogno di investire
(e in fondo lo sta facendo),
ma negli ultimi anni ha
mostrato la corda. E molto
sembra dipendere da una evidente
di saturazione tradotta
anche in una battaglia di prezzi
e tariffe che ha accentuato
un calo dei ricavi da servizi per
i 4 maggiori operatori mobili
(Tim, Vodafone, Wind e 3 Italia)
inevitabile (Whatsapp ha
letteralmente soppiantato gli
sms, solo per dirne una), 1,6
miliardi persi nel 2014 dopo i
2,7 venuti a mancare nel 2013.
L'eventuale esito positivo della
fusione avviata formalmente
ad agosto, per il quale comunque
occorreranno diversi
mesi, dovrebbe poi aumenterebbe
la competizione sul
fronte del fisso, comparto storicamente
molto più ingessato
di quello mobile. Proprio
Ibarra recentemente, ha assicurato
che «quando l’operazione
otterrà le relative autorizzazioni,
Infostrada (il marchio
di telefonia fissa di Wind,
ndr.) avrà più forza competitiva
in un mercato che sta andando
sempre più nella direzione
di una integrazione tra
mobile e fisso».
L’incontro di ieri è avvenuto
anche a poco tempo dal nulla
di fatto fra TeliaSonera e Telenor,
secondo e terzo operatore
di telefonia danese, che lo
scorso dicembre avevano dato
l’annuncio di voler convolare
a nozze. Uno stop motivato
dalle due società all'impossibilità
di rispettare le condizioni
poste dalla Ue. La mente è
andata subito all'operazione
Wind-3. Ma è chiaro che l’Italia
non è la Danimarca e comunque
a unirsi in Italia sarebbero
il terzo e il quarto operatore
mobile. Se è vero dunque
che la nuova realtà tra
l'azienda di proprietà del
gruppo russo-norvegese
Vimpelcom e dei cinesi di CK
Hutchison diventerebbe il
primo operatore mobile italiano,
è altrettanto vero che i numeri
non sarebbero molto dissimili,
da quelli di Telecom e
Vodafone nel nostro Paese.
Gli analisti in tal senso considerano
positivamente il deal.
Equita, per esempio, ha indicato
una serie di “ specificità”
proprio per il consolidamento
italiano dove risultano
«palesi elementi deleteri».
Banca Akros ha dal canto suo
ricordato alla Commissione
europea che «il consolidamento
del mercato delle tlc
sarebbe un buon mezzo per
rendere la struttura del comparto
più sana in diversi realtà,
in particolare nel Regno
Unito e in Italia». Dal canto loro
gli analisti di Icbpi non hanno
dubbi sul «buon esito della
fusione tra Wind e 3 che porterà
a un contesto competitivo
sostanzialmente equilibrato
in Italia tra i tre operatori rimasti
che vanterebbero una
quota di mercato molto simile
». Strand Consult ha invece
tuonato contro la decisone
UE su «caso Danimarca» che
«crea una situazione deprecabile
per gli europei in generale.
Se un piccolo Paese non riesce
a trovare le economie di
scala sul suo mercato mobile,
come faranno le 28 nazioni
che stanno costruendo il mercato
digitale?».
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