venerdì 2 ottobre 2015

Avvocati, nuovo welfare al traguardo Via libera di Mef e Lavoro alla riforma: l’assistenza punta anche sulla prevenzione

Federica Micardi
pApprovata la riforma del
welfare di Cassa forense. La
notizia attesa da tempo è stata
data dal presidente dell’ente
Nunzio Luciano durante l’undicesima
Conferenza di Cassa
forense, che si conclude oggi
a Rimini.
Una notizia importante per
tutta la categoria e che consente,
dopo tre anni di lavoro, di
trasformare l’assistenza per
l’avvocatura da passiva ad attiva.
Dove sta la differenza? Nel
primo caso l’azione di aiuto e
sostegno, ha spiegato il vice
presidente vicario della Cassa
Santi Gioacchino Geraci, si attiva
una volta che un evento si
è verificato come la malattia o
le calamità naturali; nel secondo
caso, invece, la Cassa può
intervenire anche con strumenti
di prevenzione - nella
sanità, per esempio - o fornendo
un sostegno nel momento
in cui l’assistito si trova in una
situazione di maggior fragilità,
cosa che per esempio accade
a chi accede alla professione
e deve sostenere importanti
investimenti.
Il nulla osta del ministero
del Lavoro è arrivato poco dopo
l’annuncio, da parte del dirigente
del Mef, Angela Lupo,
del sì dell’Economia.
Ma mentre il ministero di
via XX Settembre ha approvato
l’intero testo - dopo aver
chiesto alcune modifiche, subito
recepite, prima dell’estate
- il Lavoro ha abrogato l’ultimo
articolo della riforma, il 32.
Una decisione che, per
quanto riguarda il primo comma,
prevedeva un’entrata in
vigore in tempi diversi: una
parte - quella relativa agli aiuti
alla professione - subito e l’altra
dal 1° gennaio 2016 (la delibera
di Cassa forense è di gennaio
2015). Soluzione che a
questo punto non aveva più ragion
d’essere.
Lascia un po’ perplessi, invece,
l’abrogazione del secondo
comma, che di fatto consentiva
di superare il disallineamento
tra il vecchio e il nuovo
sistema di finanziamento
del welfare.
La riforma ora approvata
prevede di finanziare l’assistenza
utilizzando una parte
del contributo integrativo.
L’importo complessivo da investire
nell’assistenza viene
calcolato moltiplicando 290
euro per il numero di iscritti,
per il 2016.
Quindi la cifra da stanziare
sarebbe di circa 60 milioni; c’è
inoltre un tetto massimo che è
pari a un ottavo del contributo
integrativo.
Il vecchio sistema di finanziamento,
invece, prevedeva
di destinare all’assistenza il 3%
delle entrate correnti iscritte
nel bilancio di previsione, e di
erogare queste risorse entro
percentuali fisse (0,5% per chi
è in stato di bisogno; 1,5% per
indennità e assistenza sanitaria;
1% per altri interventi).
Ora, a novembre, la Cassa
dovrà redigere il bilancio di
previsione e si trova in difficoltà
mancando la normativa
di raccordo dei due sistemi
di finanziamento. «Un
problema che però si può facilmente
risolvere con
un’interpretazione autentica
da parte del Lavoro, su un
tema - racconta Nunzio Luciano
- effettivamente molto
tecnico dove anche l’Economia
a suo tempo aveva chiesto
dei chiarimenti».
Che il vecchio regolamento
non funzioni - spiegano dalla
Cassa - è anche dimostrato dal
fatto che non è stato possibile
utilizzare tutte le risorse stanziate
negli anni, data la rigidità
del sistema di erogazione; risorse
che sono finite nel fondo
calamità naturali che oggi ammonta
a 160 milioni di euro.
Questo fondo, ora, andrà a
foraggiare tre distinti fondi:
catastrofi (20 milioni), oneri
assistenziali straordinari (10
milioni) e progetti europei e di
internazionalizzazione (10
milioni). I primi due verranno
rifinanziati e il terzo - a cui possono
accedere le associazioni
e le rappresentanze forensi - è
a esaurimento.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Il fronte fiscale. In vista anche un intervento a favore dei minimi
Casero «apre» sulla tassazione
RIMINI. Dal nostro inviato
pMinimi, tassazione e credito
d’imposta. Tre temi fondamentali
per l’avvocatura, eper tutti i professionisti.
Tuttiaffrontatidalvice
ministro dell’Economia, Luigi Casero,
durante i lavori della Conferenza
nazionale di Cassa forense.
Casero si è collegato telefonicamente
con la platea (più di mille i
partecipanti) e ha anticipato il
contenuto di alcuni interventi ora
allo studio. «In favore del lavoro
autonomo - ha spiegato - vogliamo
rivedere il sistema di tassazione
dei minimi, per aumentare il tetto
reddituale, rendere il meccanismo
più semplice e conveniente e
fare in modo che favorisca soprattutto
i giovani professionisti che
entrano nel mondo del lavoro e
quelli che avviano start up professionali
». Secondo Casero le professioni
i sono rivelate un punto di
forza del Paese e l’attuale legislatura
vuole far leva proprio sulle professioni
«per il bene del Paese» .
Un altro tasto sensibile per Cassa
forense e l’intero sistema della
previdenza privata è quello legato
alla tassazione delle rendite finanziarie,
chel’annoscorso- dopopromesse
di abbassamento - è stata
portatadal20al26percento. «Questoèunodeitemisultavolosucuisi
deve intervenire - ha ammesso Casero-.
Voiaveteunruoloprevidenziale
che non può essere allineato
agli investitori speculativi. In una
logica non annuale ma biennale o
triennale questa situazione - ha
aaggiunto - può essere risolta».
In effetti è stato già previsto un
meccanismo di credito d’ imposta
a parziale riparazione dell’aumento
della tassazione per chi investe
nell’economia del paese. Un tentativo
un po’ fragile per coinvolgere
leCasseainvestireiloroingenticapitali
(solo Cassa forense ha un patrimonio
che supera gli otto miliardi
di euro) nel Paese. «Le professioni
hanno una grande capacità di
investimento - ha riconosciuto Casero
- che va valutata e pesata».
Cassa forense ha già investito
molto nel Paese, una scelta strategica
approvata dagli iscritti, e moltovuolefareperchésel’Italiariparte
è un bene anche per la categoria.
E qualche segnale di ripresa
sembra che si cominci ad avvertire.
Maria Pia Camusi, direttore
della fondazione Rete Imprese
Italia, ha raccontato che «per la
prima volta da luglio 2014 a luglio
2015 abbiamo registrato la nascita
di 38mila imprese». Restano, però,
alcuni problemi, come l’abnorme
vicenda del lavoro nero e la burocrazia,
che, come spiega l’ad di
Terna Matteo Del Fante, rallenta
tantissimo l’avvio della costruzione
delle infrastrutture strategiche:
«Dal momento in cui decidiamo
un investimento - ha spiegato
Del Fante - al momento in cui riusciamo
a partire con i lavori passano
dai 7 ai 12 anni».

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